A maggio 2026, Women For Freedom è tornata in Camerun per una missione sul campo dal valore profondo e concreto: monitorare da vicino l’andamento delle iniziative attive e verificare l’impatto e la continuità dei progetti già conclusi.
Ad accompagnarci passo dopo passo, facendoci da guida e ponte con le comunità locali, è stato il nostro partner operativo Serdif.
Un viaggio fatto di ascolto, verifica e incontri autentici, per toccare con mano come il seme della dignità e dell’autonomia stia continuando a germogliare ogni giorno.
Giorno 1 — L’Arrivo e la Forza dell’Incontro
All’alba, quando il cielo è ancora sospeso tra la notte e la luce, siamo arrivati in Camerun. Erano le cinque del mattino e l’aria aveva quell’energia silenziosa e vibrante che precede le giornate importanti.
Senza quasi fermarci, ci siamo messi subito in viaggio da Douala verso Mbouda. È stato un trasferimento lungo, attraversato da paesaggi vivi, colori intensi e incontri che già raccontavano storie profonde. Durante il tragitto abbiamo visitato una produzione di olio di palma e incontrato alcune socie di Serdif, donne forti e determinate impegnate nella coltivazione e nella vendita di spezie e frutta. Nei loro gesti c’era una cura antica, nella loro voce la dignità incrollabile di chi costruisce il proprio futuro giorno dopo giorno.
Arrivati a Mbouda, siamo stati accolti con grande entusiasmo nella nuova sede di Serdif: uno spazio accogliente e dinamico, simbolo concreto di crescita, collaborazione e nuove opportunità . Ci siamo riuniti con il direttivo e lo staff per un momento intenso, fatto di ascolto e condivisione. Ci hanno parlato del contesto in cui operano, delle difficoltà quotidiane e delle sfide ancora aperte, ma soprattutto delle loro visioni, delle esigenze urgenti e dei progetti futuri.
Una giornata densa di significati che ci ha ricordato il motivo profondo per cui siamo qui: muovere i primi passi verso un lavoro sul campo, accanto alle persone, per toccare con mano i risultati e continuare a costruire insieme.

Giorno 2 — Negli Occhi dei Bambini e nella Dignità dei Gesti
Nel nostro secondo giorno in Camerun, siamo partiti la mattina presto dalla sede di Serdif, con quella miscela di entusiasmo e responsabilità che accompagna ogni missione.
La strada verso i villaggi di Bagam, Tchissap e Mbecong ci ha portati lontano dalle città , in luoghi dove il tempo sembra scorrere più lentamente, ma dove i bisogni sono urgenti e concreti.
Ad accoglierci abbiamo trovato centinaia di bambine e bambini. I loro occhi curiosi, i sorrisi timidi e le risate improvvise riempivano aule sovraffollate, dove anche più di 80 alunni condividono lo stesso spazio. Si tratta di classi miste, con età diverse, perché gli insegnanti non sono sufficienti. Eppure, nonostante tutto, c’era una voglia immensa di imparare, di esserci, di non perdere quell’occasione preziosa che è l’istruzione.
In questi villaggi non esistono scuole materne: i più piccoli restano con i fratelli e le sorelle maggiori, aspettandoli fuori dalle aule, crescendo senza spazi dedicati e trascorrendo le giornate osservando da lontano ciò che non possono ancora vivere davvero.
Queste scuole esistono quasi in silenzio, dimenticate perché lontane; mancano l’acqua, l’elettricità , gli insegnanti, e le strutture sono precarie. Una delle sfide più dure è proprio la mancanza d’acqua: i bambini arrivano portando taniche da casa per bere e pulire, un peso quotidiano che per loro è diventato la normalità .

In questo contesto, il nostro progetto “A Scuola di Igiene e Rispetto” ha preso forma concreta. Abbiamo costruito bagni in queste scuole, offrendo dignità e sicurezza. È un gesto che cambia la quotidianità , soprattutto delle bambine, che finalmente possono vivere la scuola con maggiore serenità .
Ma il nostro contributo non si ferma alle strutture: lavoriamo con le comunità e i piccoli sul rispetto, affrontando temi complessi come la violenza di genere e pratiche dannose come lo stiramento dei seni.
Durante la giornata abbiamo incontrato anche il sindaco di Galim, che ci ha accolti con gratitudine ricordandoci come il supporto esterno sia spesso l’unico che queste comunità ricevono. Quando siamo ripartiti, la stanchezza si faceva sentire in ogni passo, ma era una stanchezza piena, densa di volti e di voci.
Dentro di noi si è accesa una forza silenziosa: abbiamo visto con i nostri occhi quanto il nostro lavoro sia necessario per accompagnare vite che cambiano davvero.

Giorno 3 — Sementi di Futuro e Rinascita
Il terzo giorno della missione si è aperto con una luce carica di aspettative e di incontri destinati a lasciare il segno.
La mattina ci ha portati alla scuola di Nzenelep Metio, dove ci hanno accolti sorrisi calorosi, mani tese e occhi pieni di gratitudine. In questa scuola ci sono più di 346 bambini e bambine e, fino a poco tempo fa, mancavano persino i servizi igienici.
Vederli ora in costruzione, quasi pronti, è stato come assistere a un piccolo miracolo fatto di mattoni, dignità e futuro. È una zona fragile, sospesa tra confini geografici e tensioni sociali, dove al peso di strutture fatiscenti si aggiunge quello di tante famiglie rifugiate costrette a ricominciare da zero. Eppure, i bambini portano una luce di speranza tenace, capace di illuminare la possibilità di un domani migliore.
Successivamente abbiamo visitato una scuola materna gestita da Serdif: qui la semplicità degli spazi contrasta con la ricchezza umana che si respira, fatta di cura e dedizione seminata nei gesti quotidiani.

Il pomeriggio ci ha condotti a Penka Michel, dove sorge il nuovo centro che abbiamo contribuito a finanziare. Appena arrivati, siamo stati avvolti da canti e danze tradizionali delle donne del villaggio, che ci hanno accolti con una forza, un’energia e una resilienza immense. Il centro è grande e vivo: è uno spazio di rinascita dove ragazze e giovani donne in situazioni di vulnerabilità trovano un’alternativa concreta alla violenza e alla prostituzione, imparando un mestiere (cucito, parrucchiera e presto anche cucina) per costruire la propria autonomia.
Oggi sono 26 le ragazze che frequentano il centro. Guardandole negli occhi si capisce che qui si restituisce dignità e si costruisce libertà .
E mentre il sole tramontava lentamente tingendo tutto di una luce calda, dentro di noi brillava la consapevolezza che ogni piccolo passo si intreccia con la vita di qualcuno e può davvero cambiarne il corso.

Giorno 4 — Promesse Disegnate nella Terra
Il quarto giorno è iniziato con una strada lunga e polverosa, quasi a voler mettere alla prova la nostra determinazione.
La destinazione era Mbetsoung, una scuola immersa in una zona rurale tanto bella quanto dimenticata. Ad aspettarci c’erano 364 bambini e bambine per un’accoglienza travolgente fatta di canti, mani tese e risate. Ci hanno ringraziato per i bagni costruiti: ciò che dovrebbe essere garantito spesso manca, e una struttura semplice può cambiare la vita, restituire dignità e proteggere la salute.
Abbiamo giocato insieme senza bisogno di parole, leggendo nei loro occhi una forza silenziosa che resiste a ogni difficoltà .


Nel pomeriggio il viaggio è continuato verso Bamenjing. Qui, tra terra e fondamenta ancora nude, sorgerà un nuovo empowerment center. Per ora è solo un inizio, una promessa disegnata nel terreno, ma si riesce già a immaginarlo: uno spazio di formazione, opportunità e autoimprenditorialità dove le donne potranno costruire la propria indipendenza.
La giornata si è chiusa unendo due immagini guidate da un unico filo: da una parte i bambini di Mbetsoung pieni di sogni, dall’altra le fondamenta di Bamenjing pronte a sostenerli nel tempo. La possibilità concreta di cambiare le cose, passo dopo passo.
Giorno 5 — Guardare nei Volti il Senso del Viaggio
Nel quinto giorno, il viaggio ci ha portati a Baleghang per visitare la scuola materna costruita nel 2020.
È stato un momento carico di emozione: vedere quella struttura, nata da un sogno condiviso, oggi in ottime condizioni e viva di energia, ci ha riempiti di gioia e gratitudine.

Ad accoglierci c’erano 55 bambine e bambini con i loro sorrisi luminosi e gli occhi curiosi. In quegli sguardi abbiamo ritrovato il senso più profondo del nostro impegno: creare opportunità e seminare futuro.

Come in ogni tappa, siamo stati avvolti dal calore di gesti semplici e autentici che ci hanno fatto sentire parte di una comunità senza distanze.
Un’altra giornata che custodiremo nel cuore.
Giorno 6 — Rivoluzioni Silenziose e Mani che Creano
La strada verso Bameta era lunga e silenziosa, circondata da una natura che sembrava custodire storie antiche.
Quando siamo arrivati nel villaggio, remoto e meraviglioso, ci ha travolto un’accoglienza indimenticabile. In questo luogo così lontano da tutto, i bagni costruiti nella scuola rappresentano una possibilità concreta di salute e dignità . Le maestre ci hanno raccontato con emozione che la presenza delle ragazze a scuola è aumentata in modo evidente, anche durante il periodo mestruale: una conquista potente che dimostra come il cambiamento prenda forma nei gesti quotidiani.
Il pomeriggio ci ha portati al progetto “Tutti a Tavola!” dove le donne della cooperativa agricola lavorano con dedizione producendo farine alimentari pronte all’uso.
C’è una forza straordinaria nelle loro mani e nei loro sguardi, che raccontano storie di resilienza, unione e speranza concreta.

È stato uno di quei giorni che restano addosso e fanno capire quanto anche le azioni più semplici possano diventare rivoluzioni silenziose.
Mentre il sole calava su Bameta, portavamo con noi la certezza che il cambiamento ha il volto luminoso di chi sceglie di costruirlo ogni giorno.
Giorno 7 — Vita che Nasce e Legami Indissolubili
Ci sono giornate che non si spiegano, si attraversano. Oggi le emozioni si sono sedute accanto a noi e hanno chiesto di essere ascoltate.
La mattina ci ha portati in due scuole prive di mezzi e risorse, ma dove dentro c’era tutto: una bellezza profonda che non dipende da ciò che si ha, ma da come lo si vive.

Abbiamo poi visitato due punti acqua realizzati nel 2023 con il progetto “Vita dalla sorgente”, luoghi essenziali attorno ai quali si intrecciano le storie delle donne che hanno ricevuto un microcredito per avviare piccole attività , raccontando di autonomia e dignità .

Il pomeriggio ci ha condotti al centro di salute di Bamendou, ristrutturato qualche anno fa, che oggi cura e protegge la comunità .
Qui abbiamo incontrato Mirabelle, che teneva tra le braccia la sua bambina nata da appena due giorni. Ci ha raccontato che non le aveva ancora dato un nome; poi si è fermata, ci ha guardati e ha detto che le sarebbe piaciuto chiamarla Chiara, come la videomaker del nostro gruppo.

Ci sono istanti in cui tutto va oltre i numeri e le definizioni. Nasce un legame invisibile, tangibile e profondo. È qui che tutto prende senso: nel cuore del Camerun, nell’autenticità dell’esserci davvero.
Giorno 8 — L’Eredità del Viaggio
Oggi è l’ultimo giorno sul campo. Forse per questo ogni gesto sembra più lento e pieno, come se volessimo trattenerlo un attimo in più.
La mattina ci accoglie a Mbouda nell’asilo nido di Serdif, tra voci e risate di bimbi. Un luogo dove le madri possono lasciare i propri figli per andare a lavorare senza l’ansia costante di doverli proteggere. Successivamente siamo arrivati a Bafoussam per incontrare l’associazione ALVF, una delle realtà camerunesi più importanti nella lotta alla violenza sulle donne.

Nel pomeriggio siamo tornati alla sede di Serdif per l’ultimo meeting con il direttivo e lo staff. Un incontro di bilanci, ringraziamenti e sguardi che dicono molto più delle parole.
Quando la giornata finisce, resta addosso una sensazione difficile da spiegare, una consapevolezza timida ma profonda.
Partiremo, sì, ma una parte di noi resterà qui, intrecciata a questi luoghi e a queste persone. E qualcosa di questa terra, dei suoi volti e delle sue storie, continuerà a camminare con noi, per sempre.
